Combattere il proibizionismo facendo impresa: la storia di Weedelivery’s

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Di Federica Valcauda

Combattere il proibizionismo facendo impresa è sicuramente uno dei modi migliori per far comprendere alla società che la cannabis, in quanto pianta dai mille usi, non può essere ostaggio del pregiudizio, e la sua vendita non può essere esclusivamente nelle mani delle mafie ma deve essere liberata.

Combattere il proibizionismo è quello che facciamo ogni giorno con Meglio Legale, insieme a cittadini, associazioni e imprenditori. 

Oggi intervistiamo i proprietari di Weedelivery’s, azienda di Roma, che ci raccontano la loro esperienza. 

Come avete iniziato il vostro viaggio imprenditoriale nel mondo della Cannabis?

La storia di Weedelivery’s nasce in sostanza dall’esigenza e l’intuizione di reinventarsi!

La collaborazione fra me e i miei soci è infatti nata tre anni fa, quando abbiamo creato una società di servizi alberghieri cresciuta molto rapidamente di reputazione quanto di clienti in centro storico a Roma.

Una volta scoppiata la pandemia il mercato ovviamente è crollato ma, nonostante le poche prospettive sul futuro del nostro lavoro, la nostra voglia di fare la differenza è rimasta invariata e abbiamo scelto di non darci per vinti; riunioni, riflessioni sulle nostre esperienze personali e sulla direzione del mercato ci hanno portato all’iniziativa di entrare nel mondo della canapa legale. 

Sapevamo in partenza che saremmo andati a trattare un prodotto che oggi è (purtroppo) ancora tabù, ma una volta stilato il business plan ci siamo convinti: valeva la pena di aprire un’azienda agricola! 

Siamo partiti da zero avventurandoci nell’avviamento di una piantagione e, da lì, abbiamo seguito e curato ogni passaggio necessario ad arrivare a quello che è il nostro prodotto finale, di cui oggi siamo fieri e orgogliosi. 

Avete vissuto in questi mesi degli episodi complessi, avete voglia di raccontarli?

Ci siamo resi conto dal primo momento di quanto questo settore in Italia sia ancora in una sorta di stadio primitivo, non essendoci delle norme semplici e chiare a regolamentare i diversi aspetti relativi alla produzione, alla vendita e all’eventuale utilizzo. Insomma, si ha la continua impressione di “camminare sulle uova”, specialmente perché pur dimostrando l’assoluto rispetto delle leggi, spesso subentra una questione etica alla quale gli stessi istituti bancari possono appellarsi, rendendo difficoltosa anche la semplice apertura di un conto corrente societario.

Abbiamo capito che la canapa, nonostante sia una grandissima risorsa effettiva per il singolo, nonché potenziale per l’economia del Paese stesso, viene sempre accolta con diffidenza dall’opinione generale, e questo avviene a causa della grande disinformazione e talvolta della diffamazione veicolata dalla politica. 

Pochi mesi fa ci è addirittura successo di subire un blitz da parte di un corpo di forze dell’ordine in cui si è rischiato un vero disastro, con tanto di uomo a terra e pistole puntate! Tutto è rientrato nel giro di poche ore, grazie ai drug test negativi oltre alla documentazione che accompagna il nostro prodotto e ne attesta la legalità, ma l’episodio è stato a dir poco scioccante. 

Perché sostenere Meglio Legale?

In Meglio Legale identifichiamo il nostro stesso approccio di “sostegno del progresso”. 

Al di là dei fatti e degli eventuali risvolti politici e sociali su cui l’organizzazione spesso fa perno nelle sue campagne, l’aspetto che più sta a cuore alla nostra azienda è la grande sensibilizzazione sull’enorme impatto positivo che questa straordinaria pianta può davvero avere su più fronti: dall’applicazione nel campo della bioedilizia, all’utilizzo in campo medico, che per noi rappresenta l’orizzonte più interessante verso il quale spingerci.

Se solo non ci fosse tanto oscurantismo e tanto pregiudizio nei confronti della canapa, gli incredibili risultati delle ricerche che ne certificano il contributo sostanzioso nel miglioramento della qualità di vita di tanti malati non verrebbero messi in secondo piano dalla banale, antica e “comoda” classificazione come “droga”.

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