Stop Codice della Strada + Police Light Bar

La Conferenza sulle Droghe: tra criticità comuni e lacune sistemiche

Cosa trovi in questo articolo

L’analisi del documento del Dipartimento delle Politiche Antidroga

È stato divulgato lo scorso mese il rapporto riepilogativo della conferenza governativa sulle droghe, tenutasi a Roma nei giorni 7 e 8 Novembre 2025.
Il documento si compone di tre parti:
Lavori preparatori alla conferenza, suddivisi in otto tavoli tecnici organizzati nel corso di quattro mesi di lavoro (Maggio-Ottobre 2025)
Aree di lavoro e risultato dei tavoli tematici, in cui gli esiti dei tavoli sono stati oggetto di dibattito nel corso della conferenza – durante la quale sono stati esposte criticità e possibili soluzioni
– Una sintesi trasversale delle proposte avanzate
 

LAVORI PREPARATORI


Come detto, i lavori preparatori che hanno preceduto la conferenza sono stati suddivisi in otto tavoli tematici:
Governance e integrazione tra servizi pubblici e privati
Salute mentale e dipendenze un approccio integrato
Modelli innovativi di presa in carico
Prevenzione precoce delle dipendenze con particolare riferimento a giovani e adolescenti
– Strumenti di rilevazione, monitoraggio e valutazione d’impatto 
– Presa in carico, continuità terapeutica e misure alternative per persone detenute con patologia da dipendenza, anche con particolare riferimento al mondo dei minori
– Gioco d’azzardo patologico e gaming
Dipendenze digitali e innovazione nei servizi
Nel corso della nostra analisi, verrà fatto riferimento alle macroaree inerenti le sostanze illecite.

Per quanto riguarda la composizione dei tavoli, essi hanno visto la partecipazione di 
Reti comunità terapeutiche (30%)
Regioni e province autonome/Serd (36%)
Ministeri (17%)
Comuni (1%)
Federazioni scientifiche e professionali (6%)
Altri esperti nominati dal DPA (10%)
Ciascun tavolo è stato infine affiancato da due Referenti tecnico-scientifici nominati dal Dipartimento Politiche Antidroga e da due ricercatrici del CERGAS–SDA Bocconi.
Le interlocuzioni sono state portate avanti in quattro fasi, nel corso del periodo Maggio-Ottobre 2025.


CONFERENZA 7-8 NOVEMBRE 2025 

La conferenza ha visto la partecipazione di 
Regioni (34%)
Partecipanti ai tavoli (16%)
Autorità istituzionali (19%)
Reti di comunità (11%)
Giornalisti (9%) 
Federazioni (2%)
Altri partecipanti (9%)
I rappresentanti di ognuno degli otto tavoli preparatori hanno svolto il compito di illustrare criticità attuali e proposte. 

1) Governance e integrazione tra servizi pubblici e privati

Criticità

  • distribuzione non omogenea delle competenze
    frammentazione
  • mancanza di criteri uniformi per accreditamento e definizione delle rette delle strutture residenziali
  • disomogeneità applicazione standard organizzativi
  • perdita autonomia gestionale da parte del Dipartimento per le Dipendenze
  • rapporto pubblico-enti terzo settore accreditato
  • assenza tavoli tecnici regionali 


Proposte: 

  • istituzione di cabine di regia regionali permanenti
  • rafforzamento del coordinamento tra livello nazionale e Regioni
  • ripristino/istituzione dei Dipartimenti delle Dipendenze con autonomia gestionale
  • co-programmazione e co-progettazione stabile con il Terzo Settore


2) Modelli innovativi di presa in carico

Criticità

  • inadeguatezza attuali servizi dipendenze
  • mancanza di una governance unitaria e di una regia istituzionale
  • disomogeneità nell’applicazione dei LEA

Nella fase di ricostruzione delle criticità sono emersi tre elementi trasversali: difficoltà nell’intercettazione precoce, scarsa differenziazione dei setting, frammentazione nel rapporto tra servizi pubblici e terzo settore accreditato

Proposte: 

  • introduzione di nuovi spazi e nuovi setting
  • rafforzamento della flessibilità organizzativa
  • percorsi differenziati per minori, under 25 e over 65
  • introduzione di nuove figure professionali 


3) Salute mentale e dipendenze

Criticità: 

  • distonia tra Serd e servizi di salute mentale come CSM/DSM
  • mancanza di setting adeguati nei momenti di acuzie e di setting intermedi dedicati alla subacuzie
  • crescente difficoltà nell’individuazione precoce dei casi complessi
  • necessità di far evolvere il paradigma della doppia diagnosi 


Proposte: 

  • formazione di équipe congiunte SERD–CSM–NPIA con strumenti unificati
  • nomina di un case manager unico per la continuità dei percorsi
  • cartelle cliniche interoperabili tra servizi
  • individuazione strutture residenziali intermedie e setting per la subacuzie
  • sviluppo percorsi dedicati per minori e giovani adulti


4) Prevenzione precoce delle dipendenze con particolare riferimento a giovani e adolescenti

Criticità: 

  • necessità di un approccio educativo condiviso e fondato su evidenze 
  • rafforzamento della comunità educante 
  • promozione modelli territoriali innovativi come i Cantieri di Comunità Educanti 


Proposte: 

  • adozione di strategie basate su approcci educativi e fonti accreditate
  • coinvolgimento attivo della comunità educante
  • sviluppo di Cantieri di Comunità educanti come laboratori territoriali innovativi


5) Strumenti di rilevazione, monitoraggio e valutazione d’impatto

Criticità: 

  • assenza di definizione di indicatori condivisi 
  • integrazione dei flussi sanitari e sociali


Proposte: 

  • governance nazionale integrata presso l’Osservatorio
  • standardizzazione dei flussi regionali e interoperabilità dei sistemi
  • indicatori condivisi per tutti i percorsi


6) Presa in carico, continuità terapeutica e misure alternative per persone detenute con patologia da dipendenza, anche con particolare riferimento al mondo dei minori

Criticità: 

  • difficoltà nella costruzione di percorsi adeguati 
  • misure alternative applicate in maniera disomogenea e spesso senza necessario supporto clinico educativo e sociale
  • frammentazione della governance
  • incongruenza normativa


Proposte: 

  • percorsi diagnostici e terapeutici differenziati e basati su criteri clinici e sulle evidenze
  • potenziamento del ruolo dei SerD nella valutazione e nella continuità assistenziale
  • sviluppo di una filiera integrata carcere-territorio per migliorare l’efficacia delle misure alternative


SINTESI TRASVERSALE

Nell’ambito della lettura complessiva delle proposte, la relazione si sofferma inizialmente su criticità comuni e lacune sistemiche.

Esse sono state generalmente identificate nella frammentazione istituzionale e disomogeneità territoriale, insufficiente flessibilità nei percorsi di presa in carico e difficoltà nell’intercettazione precoce e carenza di setting dedicati e strumenti condivisi per la continuità terapeutica, così come nelle debolezze dell’infrastruttura informativa e nella formazione professionale.

Accanto a esse, la relazione sottolinea la presenza di convergenze trasversali circa le necessità/richieste:
– governance multilivello 
– formazione strutturata e riconoscimento disciplinare 
– monitoraggio dei dati 
– innovazione dei servizi e accesso facilitato
– prevenzione precoce 
– percorsi integrati per continuità terapeutica  

Infine, le divergenze emerse:
– dubbi sull’assorbimento dei servizi per le dipendenze all’interno della Salute Mentale 
– dubbi sull’accesso diretto alle comunità terapeutiche
– incertezze riguardo l’autonomia scolastica sulla prevenzione 
– perplessità circa la strutturazione dei percorsi carcere-territorio

A seguito dei lavori della conferenza, sono stati individuate cinque linee strategiche:
– Rafforzamento architettura istituzionale 
– Formazione 
– Creazione di un quadro strutturale per la prevenzione precoce 
– Integrazione tra servizi sanitari, sociali e giudiziari 
– Costruzione di un sistema informativo nazionale interoperabile 

Per quel che riguarda le azioni da mettere in campo, sono stati definiti obiettivi a breve termine e obiettivi a medio termine

Breve termine (12-18 mesi)
 
– attivazione delle cabine di regia regionali e tavoli nazionali tematici 
– definizione di linee di indirizzo nazionali 
– avvio dello sviluppo curriculare della Disciplina delle Dipendenze
– sviluppo formazione congiunta e multi-attore 
– ampliamento dei punti di accesso e sviluppo di servizi di prossimità 
– sperimentazione dei cantieri di comunità educanti 
– avvio di studi pilota 

Medio termine (3-5 anni) 

– piena operatività Dipartimenti Dipendenze autonomi 
– standard e linee di indirizzo nazionali 
– implementazione del sistema informativo nazionale interoperabile 
– sviluppo dei setting intermedi 
– consolidamento prevenzione territoriale strutturale 
– stabilizzazione nuove figure professionali 

La relazione si chiude con alcuni estratti dal discorso conclusivo di Mantovano.


ASPETTI CRITICI 

La lettura della relazione ha dato luogo a diverse riflessioni.

Oltre alle dipendenze da sostanze, sono state introdotte nel dibattito anche le dipendenze comportamentali – in linea con quanto avvenuto con le ultime due edizioni della relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze, secondo una prassi che continua a sollevare perplessità. Degli otto tavoli tematici che hanno preceduto lo svolgimento della conferenza, infatti, ben due hanno riguardato queste tipologia di dipendenza.
Come specificato in seguito, si tratta dello stesso processo di omogeneizzazione inquadrato come strumento risolutivo anche in diversi altri contesti – risultando parimenti discutibile.

Viene posto a più riprese l’accento sulla prevenzione precoce, alimentando il dubbio che essa si risolva in una prassi di profilazione/sanitarizzazione preventiva.
Come dichiarato infatti da Mantovano nel suo discorso conclusivo, “case di comunità, COT e ospedali di comunità rappresentano una risorsa  che il sistema delle dipendenze può e deve utilizzare per ampliare la capacità di intercettazione precoce”.
Allo stesso tempo, la definizione dei percorsi terapeutici non sembra però aver ricevuto pari attenzione, risultando vaga e indefinita.

Tra gli aspetti più interessanti emerge il panel riguardo il carcere e le misure alternative, laddove è possibile riscontrare la maggior distanza tra operatori e istituzioni: come riportato nel documento, “i partecipanti hanno descritto un quadro caratterizzato da sovraffollamento carcerario, eterogeneità dei percorsi terapeutici, difficile integrazione tra amministrazione penitenziaria, servizi sanitari, SerD e comunità terapeutiche, oltre che da uno scarso utilizzo delle nuove misure alternative”.
Ancora, più avanti, si legge: “Le norme contenute nel DPR 309/90 e nel codice penale non riflettono più la complessità dei profili oggi presenti in carcere, specie per quanto riguarda le persone con comorbilità psichiatrica”.
Considerando che le finalità delle proposte degli operatori sono mirate a favorire trattamenti più appropriati e decongestionare gli istituti penitenziari, non sorprenderebbe osservare come tali richieste possano fornire una pretestuosa motivazione per rilanciare la proposta della traduzione dei detenuti con problemi di dipendenze verso le cosiddette strutture chiuse

Per quanto riguarda l’applicazione dei LEA, gli operatori si mostrano concordi nella richiesta di una maggior attuazione dei protocolli. 
Tale aspetto potrebbe senza dubbio costituire un elemento di opposizione rispetto ai tentativi di Mantovano di marginalizzare le azioni di riduzione del danno.
Appare del resto risibile quando il Sottosegretario, in un’ottica di riduzione dei consumi, contrappone alla riduzione del danno una modalità di intervento ispirata alla legge Sirchia – cui è parzialmente dovuto il calo dell’utilizzo di tabacco in Italia.
Correlazione impropria, considerando che lo status di legalità del tabacco costituisce un discrimine in grado di incidere in maniera dirimente nello sviluppo di politiche sanitarie, campagne di informazione e indirizzi legislativi.

Lo stesso sviluppo di servizi di prossimità, inquadrato come uno degli asset fondamentali da parte della conferenza, appare inoltre contraddittorio con le prospettive promosse da Mantovano – come nel caso della proposta dell’accesso diretto in comunità.
Suscitano perplessità anche i tempi previsti per gli obiettivi a medio termine (3-5 anni), in evidente contrapposizione con la situazione di emergenza così come delineata dalla conferenza.

Infine, restano da segnalare gli aspetti maggiormente allarmanti, a partire dal progetto di sovrapposizione tra i servizi dipendenze e servizi psichiatrici – in particolare per quanto riguarda il trattamento dei minorenni, presentata come “integrazione di flussi sanitari e sociali”.
La prospettiva di questo processo di interoperabilità dei sistemi ha generato poco favore presso gli operatori, per i quali rimangono prioritarie le specificità dei percorsi legati al trattamento dei vari tipi di dipendenze.

In secondo luogo, si è tornati a discutere della possibilità di un accesso diretto in comunità, misura mirata a escludere il primo intervento da parte dei servizi territoriali.
Il provvedimento, avanzato da Mantovano, risulta incoerente con la dichiarata intenzione del sottosegretario di rafforzare i servizi di prossimità.
Anche in questo caso, la proposta ha generato un limitato riscontro da parte degli operatori. 

In generale, sembra possibile affermare che operatori e Mantovano, spesso concordi sui fini, non sempre risultano allineati riguardo i mezzi: da questo punto di vista, risultano emblematiche le divergenze emerse in sede di sintesi trasversale.

Infine, è necessario ribadire una volta di più come la proposta da parte di Mantovano dell’obbligo per i minori di “brevi e personalizzati percorsi terapeutico-riabilitativi”, in apposite strutture per minori e su disposizione dell’autorità giudiziaria, da portare avanti tramite un rapporto di cooperazione tra servizi e famiglie, risulti un’ipotesi del tutto irricevibile.

Condividi:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
In tema

Articoli che potrebbero interessarti