Presidente Mattarella, ho diritto alla mia cannabis terapeutica!

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Caro Presidente Mattarella, 

mi appello a Lei perché un anno fa ho provato a rivolgermi alle Istituzioni, quella volta sono venuto fino a Roma dopo un viaggio difficoltoso ma per me pieno di speranza

La mia richiesta di aiuto è anche un atto di accusa contro un Paese che viola il mio diritto alla salute, il mio diritto a ricevere cure adeguate per mio dolore. Che è un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione. 

E non solo non mi garantisce questo diritto fondamentale, ma mi persegue davanti alla legge per aver provato a risolvere da me il mio stato di necessità. Oggi oltre ad essere malato e inchiodato a un letto sono anche indagato davanti al tribunale di Arezzo per coltivazione di cannabis. 

Caro Presidente, mi appello a Lei perché non ho più tempo per aspettare i tempi di una giustizia che ha sbagliato il suo obiettivo, e non ho più tempo di aspettare le ragioni di istituzioni così caute da essere irresponsabili. Il dolore non aspetta.

Mi sono già rivolto al nostro governo, e al presidente della Camera lo scorso anno: da allora la mia malattia è andata veloce ed è andata veloce anche la giustizia: così mi trovo indagato per le piante di cannabis coltivate nel mio giardino con l’aiuto di un amico.  Chi non è andato affatto veloce, e anzi è rimasto fermo, è questo governo e questo Parlamento.

 

La mia malattia si chiama ‘Artrite reumatoide’, mi è stata diagnosticata a sedici anni dopo tre mesi di febbre altissima. Si tratta di una malattia degenerativa e negli ultimi anni è avanzata a grandi passi, costringendomi a letto e soprattutto costringendomi a sopportare un dolore non sopportabile eppure continuo. Non c’è una cura per la mia malattia, ma c’è il modo di soffrire un po’ meno. E con la cannabis io riuscivo a soffrire un po’ meno. Ma, anche se ne ho diritto e se ho una prescrizione medica che me lo consente, non riesco a ottenere la quantità giusta che mi occorre per affrontare il dolore che quotidianamente mi accompagna.

Per questo ho deciso di fare da me, visto che l’aumento delle dosi di cannabis terapeutica mi stava aiutando ho deciso di violare la legge assumendomene tutte le responsabilità. Ho deciso di coltivare delle piante di cannabis nel mio giardino perché io al mercato nero non ci vado, alla criminalità organizzata non darò mai un centesimo.

Oggi sono senza terapia e per giunta sono indagato e rischio il carcere.

Il sistema è stato rapidissimo ad applicare la legge, i Carabinieri sono stati ineccepibili e molto sensibili con me. Io mi chiedo: dov’è il Parlamento quando deve difendere e migliorare le sue leggi?

La cannabis è illegale nel nostro paese, e questo fa sì che ancora oggi rimangono tabù sul suo utilizzo medico. Per come la vedo io, Presidente, ad essere illegale dovrebbe essere solo il dolore.

Caro Presidente, io rimango, nonostante tutto, aggrappato alla vita. Ma il dolore non aspetta. Ed è un vostro dovere istituzionale confrontarvi con questa mancanza.

Walter De Benedetto