Canapa Mundi

Canapa Mundi: se la fiera dell’imprenditoria della Cannabis diventa pretesto di repressione

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Nonostante la presenza di circa una cinquantina di aziende, dell’entusiasta partecipazione di appassionati e curiosi, e dell’offerta di numerosi eventi culturali e divulgativi, a fare notizia dell’ultima edizione del Canapa Mundi, organizzata fra il 17 e il 19 Febbraio, è stato un altro particolare.

Quello che rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali a tema Cannabis ha fornito infatti l’occasione per un’autentica militarizzazione dell’evento, portata avanti durante i tre giorni di durata della fiera mediante un dispiegamento di forze dell’ordine sempre più invasivo.

Ogni evento del genere necessita dei dovuti controlli: non è certo questo a essere in discussione, quanto piuttosto l’evidente eccesso di mezzi e risorse schierati in campo.

Non è un caso che, nella giornata di sabato, logicamente la più frequentata, l’arrivo di Polizia prima e Carabinieri poi sia avvenuto attorno alla metà pomeriggio, nell’orario di maggior affluenza. 

Gli espositori su cui si sono concentrati i controlli sono stati perlopiù i commercianti di infiorescenze, con aziende, come Radici Farm, costrette a subire un secondo sequestro dei prodotti, nonostante le analisi dei campioni prelevati appena il giorno precedente avessero già dato esito negativo.

Domenica si è assistito anche all’arrivo dell’unità cinofila. Difficile non porsi dubbi circa l’utilità dell’operazione, essendo avvenuta nel contesto di una fiera, cioè laddove, per definizione, la merce presente non viene certo nascosta.

Il dispiegamento di forze dell’ordine è stato segnalato anche mediante controlli esterni.

La combinazione di perquisizioni degli agenti e viavai dei visitatori, molti dei quali hanno deciso di abbandonare la fiera, resta una delle immagini più eloquenti delle problematiche vissute dagli oltre dodicimila impiegati della Cannabis a fine industriale. È facile ipotizzare che, qualora si fosse trattato di altre categorie lavorative, la repressione avrebbe già portato a interventi risolutivi da parte delle istituzioni. 

A partire dalla necessaria riforma di una legge che non funziona: proprio in settimana, la sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accolto le richieste di imprenditori, commercianti e canapicoltori, aveva scritto l’ennesimo capitolo di uno scontro giuridico di cui la lacunosa impostazione della 242/2016 rappresenta il detonatore.

Dopo anni che come Meglio Legale denunciamo le vessazioni subite dagli operatori del settore, e nonostante l’orientamento dei tribunali sia sempre più orientato, ci chiediamo: è questa la tutela del made in Italy che l’attuale Governo intende promuovere?

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