Il Comune di Verona e JustMary.Fun: la partita si può dire conclusa

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di Federica Valcauda

Una settimana fa il Consiglio Comunale di Verona ha votato due mozioni presentate dai consiglieri Zelger e Simeoni, entrambe relative alla cannabis e dall’intenzione repressiva. Il punto che segna la gravità della questione, è che queste due mozioni hanno a che fare con un mercato che oggi in Italia è completamente legale.

Il primo provvedimento, purtroppo passato con esito positivo, riguarda l’intensificazione dei controlli sui Cannabis Shop, realtà che lottano da anni contro prese di posizione ideologiche e mai spiegate, subendo spesso danni economici relativi ai sequestri. È paradossale che la priorità di un Comune sia quella di controllare maggiormente i cannabis shop: ogni tipo di attività è già oggi controllata su più livelli, perché prendere di mira un’unica categoria? Ovvio che la domanda sia retorica, ma se proprio dobbiamo pesare i danni fatti dalla Cannabis in questo paese, possiamo dire che il vero danno è la sua illegalità, ma non è colpa sua.

Arriviamo alla seconda mozione, sempre a prima firma Zelger, che si lancia addirittura in un ostruzionismo economico degno del duo Borghi-Bagnai: viene richiesto alla Giunta di impegnarsi a far rimuovere i cartelloni pubblicitari allo Stadio Bentegodi che ospitano la sponsorizzazione di JustMary.

I consiglieri si rifanno all’articolo 84 della legge 309/90, in cui è fatto divieto di pubblicità per sostanze o preparazioni comprese nella tabella all’articolo 14. La Cannabis vi figura, certo, ma la Cannabis Light è un’altra cosa. “Gli avvocati avevano già valutato a monte la legalità, quindi hanno lasciato cadere tutto – ci dice Matteo Moretti, CEO di JustMary – sia la società che vende gli spazi, sia la società sportiva sono rimasti indifferenti, è un provvedimento basato sul nulla”.

Una delle motivazioni che ha spinto i consiglieri a presentare questa mozione, riguarda l’incentivo all’utilizzo di cannabis ricreativa (riferendosi a quella che, a causa del proibizionismo, è oggi illegale); Matteo ci ha spiegato che quest’idea non corrisponde alla realtà: “Noi facciamo 120-150 ordini a sera. Le persone sanno perfettamente cosa stanno acquistando, sanno che è Cannabis Light, sanno cos’è il Cbd, sanno qual è la loro varietà preferita. Chi compra un nostro prodotto, essendoci un meccanismo di recensioni, ha le sue motivazioni: dallo stress, ai disturbi mestruali, al mal di testa. È un prodotto che a tutti gli effetti viene acquistato per una motivazione precisa, e dai dati che abbiamo, posso dire che più del 50% dei clienti sono donne”.

Parlando con Matteo si ha la sensazione che la politica non conosca l’indotto creato da queste aziende: “Pensare che si colpisce JustMary, o qualsiasi altra azienda, per rimuovere un cartellone o un negozio, è miopismo. Queste persone non si rendono conto dell’indotto prodotto intorno ad un’azienda: noi lavoriamo con società di cartellonistica, agenzie stampa, agenzie grafiche e aziende agricole da cui compriamo il prodotto, che a loro volta hanno dei dipendenti, pagano le tasse, e lavorano ogni giorno per ottenere un prodotto di qualità”.

Un modello di buona economia che si riversa su più settori, creando valore ad ogni passaggio. Vista la situazione anche economica del nostro paese, servirebbe quell’ulteriore passaggio che ci porti alla legalizzazione della Cannabis: “Io sono favorevole alla legalizzazione, non fumo, ma la Cannabis davvero non ha mai ucciso nessuno. Tutte le persone che conosco, che fumano, hanno una vita serena, normale”. In attesa di altri colpi provenienti da destra all’economia e alla libertà del nostro paese, continueremo a stare al fianco di chi consuma cannabis (legale e non legale) e a tutti gli imprenditori che investono ogni giorno il loro tempo in questo settore.

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