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Intervista a Giantec, sponsor tecnico di #IoColtivo

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Una piccola chiacchierata con Costantino Gianfrancesco, uno dei volti della Giantec, fra gli sponsor di #IoColtivo

Innanzitutto, ti chiederei di presentarti, raccontando di chi siete e descrivendo l’attività dell’azienda.

Sono Costantino Gianfrancesco, gestore della Giantec SRL di Macchiagodena.
Si tratta di un’azienda formata da vari soci, fra cui Fabio, mio fratello, e Giuliano, mio cugino, oltre ai collaboratori commerciali con cui abbiamo partnership.
Ci occupiamo prevalentemente di estrazioni conto terzi e in proprio.
Pur essendo specializzati nell’estrazione della canapa, lavoriamo anche con altre erbe officinali, essendo inoltre accreditati come laboratorio cosmetico con la possibilità di certificare questi prodotti.

Come nasce l’idea di lavorare con la canapa?

L’idea nasce un po’ per coincidenza.
Pur essendo nato in Italia, ho vissuto dai sei mesi ai quarantadue anni in Germania.
La mia famiglia è originaria di Macchiagodena, un piccolo paese situato fra le montagne del Molise, dove sono tornato a risiedere.
Pur non avendoci mai vissuto in precedenza, avevo infatti sempre sentito nostalgia per questo posto.
Inoltre, cercavo alternative al mio lavoro da sindacalista in Germania.
Un giorno, parlando con degli amici, fra cui mio fratello e mio cugino, abbiamo pensato di avviare questo progetto, anche grazie al lavoro di Giuliano, che ha costruito alcuni dei macchinari che utilizziamo.
Era appena stata promulgata la legge 242/16, che faceva intravedere delle possibilità di investimento in questa attività.
La scelta di avventurarci in questo percorso è stata immediata e istintiva: dopo quasi cinque anni, si tratta di una decisione che non ho mai rimpianto, nonostante le difficoltà cui il settore continua ad andare incontro.  

Hai parlato di estrazioni, argomento che ci offre l’opportunità per parlare anche del decreto Schillaci sui preparati di CBD a uso orale.
Cosa pensi del provvedimento?

Si tratta di un tema che è possibile affrontare da diverse prospettive.
Mi sembra un testo scritto in base a un’ideologia proibizionista e protezionista, che ha l’aggravante di essere emesso da un Governo che, sulla carta, dovrebbe fare della difesa del Made in Italy uno dei suoi capisaldi, e che invece, di fatto, penalizza l’imprenditoria nazionale.
D’altra parte, paradossalmente, il decreto è coinciso con un aumento del carico lavorativo per noi di Giantec, grazie all’autorizzazione a compiere estrazioni.
Nonostante questo, seguiamo lo sviluppo dell’iter con molta apprensione, preoccupati dalla deriva antiscientifica sempre più evidente nel nostro Paese.
Concludo che, qualora entrasse in vigore, si tratta di un decreto che andrebbe ad aumentare i costi per i pazienti.

Rimanendo in ambito legislativo, qual è il tuo giudizio sulla 242/16?

Credo che i legislatori non comprendano ciò che stanno proponendo e facendo, andando a penalizzare un settore giovane e che, soprattutto, emette fattura, a differenza di molti altri la cui gestione finanziaria è molto meno limpida.
Secondo me, al contrario, il settore della canapa a uso industriale potrebbe fungere da modello imprenditoriale, anche in virtù delle sue capacità di cogliere le attuali necessità legate alla rivoluzione green.
In aggiunta, ritengo che il movimento antiproibizionista abbia il dovere di compiere opera di divulgazione, in considerazione delle evidenze scientifiche attorno alla pianta che nel tempo sono maturate.

Il sostegno alla pdl di Meglio Legale è indice della necessità di un cambio di passo in merito alla regolamentazione della Cannabis. Quali sono le tue aspettative?

Penso che si arriverà facilmente al numero di sottoscrizioni necessarie, anche se temo per il probabile ostruzionismo politico cui la proposta di legge andrà incontro.
Sono contento che l’iniziativa stia dando visibilità all’argomento, anche in accordo con quanto sta succedendo nel resto d’Europa: dopo anni, abbiamo compreso che la War on Drugs altro non è che guerra ai consumatori.
In Italia, tutto ciò è complicato dalla presenza invasiva delle mafie. La possibilità di sottrarre alla criminalità organizzata buona parte degli introiti legati al mercato delle sostanze illegali dovrebbe essere un’argomentazione fondamentale.
Specifico che non è una questione di opportunità politica: proporre la regolamentazione della coltivazione domestica di Cannabis in questo frangente, per quanto difficile, è proprio ciò che va fatto.

Secondo te, in che modo il settore della canapa a uso industriale può agevolare un processo di totale legalizzazione?

Il lavoro degli operatori è stato ed è fondamentale al fine di facilitare il percorso di abbattimento dello stigma sulla pianta.
La mia esperienza è significativa: quando abbiamo aperto l’azienda, nonostante si tratti di un piccolo paese in cui tutti si conoscono, molti abitanti del posto mostrarono un atteggiamento di pregiudizio verso il nostro progetto.
Nel corso del tempo, tramite esperienze dirette e grazie a nostro lavoro di divulgazione, molti hanno cambiato idea.
Per concludere, c’è un aspetto che vorrei divenisse condiviso da tutti: così come la pianta è una sola, anche il settore della Cannabis, tanto quello già legale, quanto quello che auspicabilmente lo diventerà, dovrebbe mostrarsi unito, compatto e solidale.

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