Intervista ad Andrew Bonello di ReLeaf Malta

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Di Riccardo Giorgio Frega

Ovunque nel mondo il dibattito sulla legalizzazione della cannabis è più che mai aperto.

Sulla scia dei tanti Paesi che hanno fatto da apripista in materia, siamo in tanti a condividere l’esigenza che ci venga garantito il diritto di poter coltivare e consumare. 

Oggi vi portiamo sull’isola di Malta grazie a questa intervista ad Andrew Bonello, direttore di Releaf, che ci racconta tutto, ma proprio tutto, sul fronte antiproibizionista locale.

Ciao Andrew, grazie mille per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Parlaci di ReLeaf. Quando è stata fondata e con che obiettivi?

ReLeaf è stata fondata nel 2017 da un gruppo di cittadini maltesi che hanno deciso di appellarsi al Governo affinché le leggi draconiane, che criminalizzano chi consuma cannabis, possano cambiare ulteriormente dopo i piccoli cambiamenti ottenuti nel 2015. In quella data è stato depenalizzato il possesso di cannabis inferiore ai 3,5 grammi. Ma per quantità superiori, purtroppo, ancora si finisce in galera.

I nostri obiettivi sono inclusi nel nostro nome: legalizzare, regolamentare, educare.

Il 2019 è stato per noi un anno importante. Abbiamo pubblicato la prima proposta di legge in materia. Per la prima volta i cittadini maltesi hanno potuto farsi una idea precisa di come potrebbe essere un mercato della cannabis regolamentato.

La nostra proposta è composta da 8 punti chiave costruiti attorno a tre principi cardine:

  1. Il diritto alla salute, alla privacy e all’accessibilità del farmaco per chi consuma cannabis.
  2. L’importanza di assicurare l’equità sociale e la cancellazione dei pregressi reati legati allo spaccio di cannabis.
  3. La sostenibilità e la protezione delle risorse locali.

Inoltre, nell’aprile di quest’anno, abbiamo pubblicato la Risoluzione 4/20 che chiede al Governo di consentire ai cittadini maggiorenni di coltivare un ristretto numero di piante presso il proprio domicilio.

A maggio abbiamo poi pubblicato un’altra risoluzione che chiede di rilasciare i cittadini detenuti per avere consumato, ceduto o coltivato cannabis negli scorsi anni.

Ci puoi dare qualche dato sul consumo di cannabis a Malta?

Il Governo ha recentemente reso pubblico uno studio dove vengono stimati in 40.000 i consumatori di cannabis a Malta (su una popolazione di circa 450.000 abitanti nda). Tuttavia riteniamo che i numeri siano ben più significativi di quelli stimati perché il tabù di cui è vittima il consumo di cannabis rende i cittadini restii ad ammettere pubblicamente di farne uso.

La cannabis viene prescritta a Malta per uso terapeutico?

La cannabis terapeutica è stata legalizzata nel 2017, ciononostante solo nel 2018 i pazienti hanno davvero avuto accesso alla cura e le qualità a disposizione sono molto limitate (Bedrocan e Pedanios). Inoltre per moltissimo tempo c’è stata disponibilità solo di infiorescenze ad alto contenuto di THC. Infatti qui il CBD è difficile da trovare e ci vuole una prescrizione speciale per ottenerlo. 

La cannabis medica costa al paziente tra i 16€ e i 18€ al grammo e le ricette hanno una scadenza. Quindi bisogna chiederle di continuo con un grande spreco di tempo ed un gran numero di scartoffie. Ai pazienti non viene consentito di coltivare per la propria terapia e spesso le disponibilità esauriscono rendendo impossibile curarsi.

Come esattamente viene punito oggi a Malta il possesso, la vendita e la coltivazione di cannabis?

Il consumo personale è ancora illegale ed anche se, come detto, le piccole quantità non costituiscono più reato, le forze dell’ordine continuano a trattenere ed interrogare i consumatori. Il possesso di quantità superiori a 3,5 grammi viene sempre punito con la carcerazione anche se c’è una certa discrezionalità da parte dei Giudici per i casi meno gravi. C’è stato un caso recente di una giovane donna detenuta e vessata per aver coltivato una pianta, ma nel verbale la polizia sostiene di averne trovate sei. La legge, così com’è, lascia troppo margine di manovra e impatta negativamente sul diritto alla salute di chi consuma cannabis. 

È facile acquistare cannabis sul mercato nero? E quanta parte del mercato illegale è nelle mani delle organizzazioni criminali?

È molto facile trovarla in strada, ma la qualità lascia spesso a desiderare. La cannabis che arriva dalla Sicilia o dall’Albania è spesso di pessima qualità mentre quella che arriva illegalmente da Spagna e Olanda è qualitativamente molto migliore. Qualcuno sta cominciando a coltivare localmente per vendere illegalmente ma è molto pericoloso come si può ben immaginare.

È difficile quantificare quanto il narcotraffico controlli del nostro mercato interno. Ma se pensiamo al fatto che grosse quantità riescono ad eludere i controlli doganali dell’isola, credo sia indicativo del fatto che ci siano delle organizzazioni molto potenti coinvolte in questi traffici.

Quali reali aspettative avete riguardo le vostre proposte? Credi che il Governo maltese sia sulla strada giusta per depenalizzare e legalizzare?

Fin dall’inizio della nostra esistenza ReLeaf ha continuato a dialogare con il Governo ed abbiamo incontrato numerosi parlamentari per riuscire a spiegare al meglio i benefici di un mercato regolamentato della cannabis. Siamo molto compiaciuti del fatto che recentemente l’onorevole Rosianne Cutajar sta prendendo le nostre istanze molto seriamente ed il 20 di aprile ha reso pubblico un video dove dichiara che occorre riconoscere che il sistema attuale è molto discriminatorio per i consumatori e propugna una cultura inutilmente stigmatizzante.

Il clima generale è quindi abbastanza propizio al momento per poter parlare apertamente dei benefici e dei rischi potenziali della legalizzazione. Crediamo ReLeaf stia influenzando positivamente la percezione dell’opinione pubblica ed il dibattito politico.

Vediamo un futuro luminoso quindi, a Malta come in tutta Europa, ma è importante che anche altri Paesi si affianchino a questa lotta privilegiando politiche costruite attorno ai diritti umani, al diritto alla privacy, all’equità sociale ed ai principi di autocoltivazione. Dobbiamo inoltre assicurarci che coloro che sono stati colpiti duro dal proibizionismo abbiano la possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro e nella società civile. Per questo è importante che il diritto alla coltivazione presso il proprio domicilio e per uso personale venga garantito in tutta Europa.

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