Smontiamo le fake news sul Referendum Cannabis

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Di Maria Petruccelli

“Non è vero che legalizzando la cannabis si combatte la mafia e lo spaccio, al contrario si rischia di legalizzare l’attività della criminalità organizzata che troverà il modo di accedere anche al mercato legale.”

Falso. Secondo questo punto di vista, la scelta sarebbe tra lasciare che l’intero mercato sia gestito dalla criminalità organizzata oppure legalizzarlo e permettere che venga gestito in maniera trasparente e sicura dallo stato, correndo il rischio che le mafie trovino una via d’accesso al mercato legale. Di certo non ci sono dubbi nel sostenere che rispetto alla situazione attuale almeno un tentativo andrebbe fatto: una volta legalizzato il mercato non mancano strumenti per tenere sotto controllo l’attività economiche. 

Dalla relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, è emerso che il mercato delle sostanze stupefacenti conta attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis. Dunque, legalizzare la cannabis significa privare il mercato illegale di circa la metà delle sue entrate, niente male no?

“Rendendo la cannabis legale, si trasmette un messaggio pericoloso alle giovani generazioni che possono fare uso di droghe leggere in modo lecito favorendo il rischio di una pericolosa cultura dello sballo.”

Falso. I dati che provengono dagli Stati USA che hanno legalizzato, ma la stessa esperienza di tolleranza olandese, dimostrano che laddove è legale sia per uso terapeutico[22] che per uso ricreativo[23] i consumi di cannabis da parte degli adolescenti non aumentano, ma addirittura in molti casi diminuiscono[24].

Infatti, con la legalizzazione si avrebbe la possibilità di avere un maggiore controllo del fenomeno. Se fosse legale si avrebbe la possibilità di parlare degli effetti collaterali, fornire a chi consuma quelle informazioni che oggi non può certo reperire dallo spacciatore. Come, ad esempio, che cominciare ad usare cannabis troppo presto, e farne abuso per un tempo molto prolungato può slatentizzare malattie psichiatriche oppure incidere sullo sviluppo encefalico. Se fosse legale avremmo anche la possibilità di rispondere a qualche bufala: non si muore di cannabis, è impossibile avere una dose letale; o ancora: le ricerche più recenti hanno negato la teoria della cannabis droga di passaggio. Oppure: la cannabis non è associata in alcun modo all’aumento di aggressività.

La criminalizzazione della cannabis di certo non impedisce ai giovani di farne uso, anzi li espone ai rischi derivanti dalla disinformazione e li mette a contatto diretto con gli spacciatori e la criminalità organizzata. 

“Allo stesso modo, la richiesta di cancellare la sanzione del ritiro della patente non è accettabile anche alla luce dei tanti incidenti (spesso mortali) provocati da persone che guidano dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Sebbene tale misura sia richiesta non nei confronti di coloro che sono al volante in stato psicofisico alterato a causa della droga ma di chi «per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti», si tratterebbe di eliminare un’importante funzione deterrente. È vero che rimarrebbero in essere le sanzioni derivanti dalla guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti ma è necessario prevenire il rischio di tali incidenti stradali con tutti gli strumenti normativi disponibili e non cancellare quelli già in vigore.”

Falso. Secondo l’ISTAT, la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti non è nemmeno menzionata tra le principali cause di incedenti provocati in Italia nel 2020, che sono invece la distrazione alla guida (15,7%), il mancato rispetto della precedenza (14,7%) e la velocità troppo elevata (10%). 

Mentre dai dati relativi agli incidenti correlati ad alcol e droga (raccolti dal comando generale dell’Arma dei Carabinieri e il servizio della Polizia stradale del ministero dell’Interno) risulta che su un totale di 40.310 incidenti con lesioni rilevati da Carabinieri e Polizia stradale, il 9,2% è correlato all’alcol mentre il 3,5% alla droga. 

Inoltre, se si guarda alle contravvenzioni elevate da Polizia stradale, Carabinieri e polizie locali, 3.831 sono le infrazioni relative alla guida sotto influenza di sostanze stupefacenti (di cui lo 0,06% dei conducenti è risultato positivo alla cannabis) contro le 25.902 infrazioni per guida in stato di ebbrezza alcolica. Eppure, non esiste la sospensione della patente per la semplice detenzione di una bottiglia di vodka come deterrente alla guida in stato di ebbrezza. 

“Lo Stato potrebbe trarne un ritorno economico, dimentica che non si può utilizzare l’economia come unico criterio e parametro dell’attività statale e delle nostre vite ma esiste anche l’etica che ci impone di contrastare sempre e comunque la droga per il nostro bene e soprattutto per quello delle future generazioni.”

Falso. Il referendum che mira alla depenalizzazione della cannabis non si basa solo su un vantaggio economico che potrebbe trarne lo Stato. Infatti, contrasta la criminalità organizzata colpendo significativamente i loro interessi economici, mira ad eliminare le pene detentive per le condotte legate alla cannabis avendo un impatto positivo sul problema del sovraffollamento delle carceri italiane.

Un mercato legale e controllato favorisce una maggiore trasparenza e informazione corretta sul prodotto che diventerebbe certificato, con un’etichetta che indichi dove e da chi è stata prodotta. Non c’è niente di etico nel criminalizzare un prodotto che viene comunque consumato ma senza alcun controllo: la cannabis del mercato nero viene tagliata con sostanze tossiche come piombo, lana di vetro, lacca, che servono a farla pesare di più, per guadagnare di più e che sono pericolosissime per l’organismo. Di certo in questo modo non si fa il bene delle future generazioni.

Inoltre, il fattore economico non è necessariamente slegato da quello etico: parte dei proventi derivanti dalla distribuzione potrebbero essere investiti in progetti di educazione dedicati all’uso delle droghe e alle dipendenze per esercitare, dunque, una funzione preventiva (come già succede in altri paesi in cui la cannabis è stata legalizzata come alcuni Stati USA e il Canada). D’altronde l’etica ci impone di tutelare i giovani rendendoli informati sui rischi derivanti dal consumo e quindi consapevoli delle loro scelte. 

“Su 100 persone che fanno uso di sostanze stupefacenti solo il 5 per cento usa droghe leggere.”

Falso. Anzi assurdo. Secondo queste stime, considerando che in Italia secondo l’Istat sono 6 milioni le persone che fanno uso di cannabis ogni anno, i cittadini che fanno uso di droghe pesanti sarebbero 120milioni ovvero il doppio degli italiani. 

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