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Tutto quello che c’è da sapere sul referendum in Nuova Zelanda

14 Ottobre 2020 Redazione Comments Off

UN REFERENDUM ALL’INSEGNA DELL’ANTIPROIBIZIONISMO

Di Pierluigi Gagliardi

Con il referendum del 17 ottobre la Nuova Zelanda potrebbe essere il terzo paese al mondo a legalizzare l’uso creativo della cannabis. Non solo, i neozelandesi potrebbero essere i primi in assoluto a legalizzare la cannabis attraverso un referendum nazionale. Due anni dopo aver legalizzato la produzione e la vendita della cannabis terapeutica, questo potrebbe essere un altro passo in avanti per il mondo antiproibizionista.

I cittadini neozelandesi verranno chiamati ad esprimere la loro posizione riguardo il seguente quesito: Sei favorevole alla proposta di legge sulla legalizzazione e il controllo della cannabis? Per la prima volta al mondo dei cittadini voteranno attraverso un referendum una proposta di legge sulla regolarizzazione dell’uso creativo della cannabis, presentata dall’attuale governo neozelandese, al fine di istituire un mercato legale e regolato. 

Il voto sulla legalizzazione della cannabis avverrà in contemporaneità, oltre al referendum sul fine vita, al rinnovo del parlamento neozelandese. Questa concomitanza ha reso il dibattito sulla legalizzazione un vero e proprio strumento di campagna elettorale, costringendo i leader dei diversi partiti a prendere una posizione precisa in vista delle elezioni politiche. I Verdi, partito di coalizione del governo attuale, sono la principale forza promotrice del referendum, schierandosi apertamente per il “Sì”. I Laburisti, invece, hanno preferito non indicare una linea di partito nonostante l’attuale Primo Ministro neozelandese, Jacinda Ardern, ha pubblicamente ammesso di aver fatto uso di cannabis in passato. Nell’altra ala del parlamento, i conservatori accusano la maggioranza di sminuire i veri problemi nella Nuova Zelanda con questi quesiti referendari di cui si sono dichiarati completamente contrari. 

In un paese dove vengono consumati ogni anno circa 74.000 chilogrammi di cannabis in un mercato nero dal valore pari ad un miliardo e mezzo di dollari, la giornata del 17 ottobre sarà più significativa del previsto non soltanto per la proposta sulla legalizzazione della cannabis ma per il futuro dell’intero paese. 

UN PASSO INDIETRO: COME CI SONO ARRIVATI?

L’uso della cannabis è severamente vietato in Nuova Zelanda seconda la regolamentazione del Misuse of Drugs Act dal 1975 con multe salatissime che vanno dai $500 fino ai 14 anni di carcere per la produzione di cannabis. Ciononostante, le stime riportate dagli studi condotti dall’università di Otago suggeriscono che all’età di 35 anni l’80% della popolazione ha già fatto uso di cannabis in almeno un’occasione, con un consumo maggiore e più comune tra i Māori, la popolazione indigene neozelandese.

Nel 2018 una società di cannabis neozelandese ha lanciato una campagna pubblicitaria sul più grande cartellone digitale della città di Auckland: “La cannabis è medicina“. La campagna multi-soggetto ha successivamente riempito le altre città neozelandesi, raccontando la realtà di una popolazione costretta a rivolgersi alle piazze di spaccio per la cura delle proprie patologie. Questa battaglia ha preparato il terreno per un emendamento della Misuse of Drugs Act e, in seguito, ha permesso l’introduzione di una nuova regolazione per l’uso della cannabis medica.

Il successo della campagna per la legalizzazione della cannabis si è concluso con la proclamazione da parte del governo di un referendum a livello nazionale sul consumo ricreativo della cannabis che si terrà tra pochi giorni.

IL REFERENDUM NEL DETTAGLIO

Lo scorso primo maggio, il governo neozelandese ha pubblicato la bozza finale della legge sulla legalizzazione e il controllo della cannabis per cui i cittadini dovranno esprimere il loro parere nelle urne del prossimo referendum. Sebbene questo progetto di legge non sia vincolante, la pubblicazione ha aiutato i cittadini ad avere una visione completa di come sarà la cannabis legale in Nuova Zelanda se il referendum dovesse passare.

In seguito abbiamo elencato i principali punti della proposta di legge.

In caso di esito positivo, una persona di età pari o superiore ai 20 anni sarebbe in grado di:

  • Acquistare fino a 14 grammi di cannabis essiccata (o il suo equivalente) al giorno, ma solo da aziende con una licenza per vendere cannabis.
  • Consumare cannabis nella propria proprietà privata o in una sede autorizzata, ma non in pubblico.
  • Coltivare fino a due piante, con un massimo di quattro piante per nucleo familiare, ma non accessibili al pubblico.
  • Condividere fino a 14 grammi di cannabis essiccata (o il suo equivalente) con un’altra persona di età pari o superiore ai 20 anni, ma sarebbe illegale fornire cannabis a chiunque abbia meno di 20 anni.

Invece, i venditori autorizzati di cannabis dovranno:

  • Seguire un processo di approvazione che controlla la potenza, la qualità e il contenuto della cannabis in vendita.
  • Vendere solamente delle categorie di prodotti approvati (ad esempio cannabis essiccata) e non delle tipologie proibite (ad esempio quelli che attirano i bambini come gli orsetti gommosi).
  • Disporre i prodotti in confezioni con avvertenze sulla salute e con dettagli sul limite di acquisto giornaliero.
  • Essere tassati, con un’aliquota più alta per la cannabis più potente, e riscossi per finanziare servizi per ridurre i danni causati dalla cannabis.
  • Essere presenti solo in luoghi e durante gli orari di apertura stabiliti in consultazione con la comunità locale.
  • Vietare la promozione e la pubblicità al di fuori del negozio.

Per saperne di più, il governo neozelandese ha messo a disposizione un sito per informare i propri cittadini sulla scelta del 17 ottobre. Su referendums.govt.nz si potranno trovare ulteriori informazioni specifiche sulla regolamentazione della catena di approvvigionamento, sulle licenze e sulla tassazione dei prodotti a base di cannabis. 

I NUMERI DEL REFERENDUM

La corsa per decidere se la Nuova Zelanda legalizzerà la cannabis è ancora sul filo del rasoio. Di seguito è riportato un sondaggio di Horizon Research, commissionato per Helius Therapeutics, che mostra le forze della legalizzazione e del proibizionismo ancora testa a testa al 49,5% ciascuna. La linea blu rappresenta il voto favorevole alla proposta di legge sulla legalizzazione e il controllo della cannabis, mentre in rosso il voto contrario dei partecipanti del sondaggio. Da queste tendenze appare che il sostegno generale al cambiamento è scivolato di ben 10 punti percentuali rispetto a novembre del 2018, toccando il fondo del 39% nell’agosto dello stesso anno, per poi attestarsi momentaneamente al 49,5%. Anche se in maniera meno alternante, il voto contrario ha ricevuto delle leggere deviazioni con un iniziale incremento seguito da una lieve flessione nel corso del 2020. Questi dati rappresentano l’alta volatilità tra gli elettori dimostrando come sarà decisivo il voto d’opinione dell’ultimo minuto.

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Dal punto di visto anagrafico, gli intervistati di età compresa tra i 18 e i 44 anni sono la fascia di popolazione maggiormente a favore del cambio di regolamentazione. Diversamente, gli over 65 si dimostrano pienamente contrari ad una legge che legalizzerebbe l’uso creativo della cannabis, uno scetticismo che quasi raggiunge la percentuale del 70%. Anche oltreoceano, il discorso generazionale divide ulteriormente la società sulla visione del mondo antiproibizionista e della legalizzazione della cannabis.

Il voto sarà ovviamente divisivo anche secondo le linee di partito. Judith Collins, leader dell’opposizione del Partito Nazionale, ha dichiarato il suo “No” al referendum, indicando la stessa linea per tutto il partito Conservatore. I Verdi, promotori principali dell’iniziativa referendaria, sostengono apertamente il cambiamento. I liberali dell’ACT (Associazione dei Consumatori e dei Contribuenti) sosterrebbe la proposta di legge in prima lettura nella prossima legislazione, mentre il partito nazionalista, Prima la Nuova Zelanda, è stata meno chiara ma parla di favorire la volontà del pubblico. Come già accennato in precedenza, la forza principale del Paese, i Laburisti, preferisce astenersi sull’indicazione di voto.

Da come emerge dalle posizioni dei partiti e dei votanti, il risultato è ancora in bilico, dando ancora più peso agli interventi della campagna referendaria che potrebbe essere sempre più decisa da un singolo elettore. Questo potrebbe essere il voto più vicino alle votazioni del 1919, quando il divieto sul consumo dell’alcol fu sconfitto da soli 10.362 voti. Insomma, la partita è ancora molto aperta.

LA CANNABIS IN NUOVA ZELANDA TRA CURIOSITÀ E CRITICITÀ 

Mentre l’uso della cannabis è regolato e vietato dallaMisuse of Drugs Act del 1975, la cannabis sintetica è stata proibita e resa illegale in Nuova Zelanda solo nel 2014. Fino a quel giorno, i venditori commercializzavano la cannabis sintetica e fissavano prezzi bassi per vendere sottocosto dei prodotti di cui non erano a conoscenza né della qualità né dell’esatta composizione degli ingredienti. Tra questi cannabinoidi sintetici è presente anche l’AMB-FUBINACA, una delle sostanze illecite più mortali in Nuova Zelanda negli ultimi anni, responsabile della maggior parte dei decessi per droga tra il 2017-2019.

Il proibizionismo della cannabis si è successivamente rilevato un problema non solo giuridico ma anche discriminatorio. In Nuova Zelanda, per esempio, il razzismo sistemico nel mondo giudiziario ha aumentato la probabilità per i Māori di essere arrestati e condannati per reati di droga, compresi i crimini legati alla cannabis. La legalizzazione della cannabis potrebbe affrontare formalmente alcuni pregiudizi giuridici per le popolazioni indigene, ponendo i Māori su un piano sostanzialmente di parità con gli altri cittadini riguardo al consumo di cannabis.

Oltre alle popolazioni indigene, sono soprattutto le giovani fasce d’età i protagonisti del dibattito referendario. Nella bozza di legge, i legislatori hanno stabilito il limite di età legale per l’uso creativo della cannabis a 20 anni, un limite che è stato più volte criticato per essere completamente arbitrario. Diversamente dagli altri stati e paesi che hanno legalizzato la cannabis ricreativa allineandola al limite di età per l’alcol e il tabacco, la Nuova Zelanda ha preferito adattarla al limite di età per il gioco d’azzardo (20 anni), ma non per l’acquisto di alcool e tabacco (18 anni). Le prove a sostegno della decisione di stabilire questa età legale minima sono ancora molto deboli.

Alcune di queste regole, tra cui il limite di età, potrebbero cambiare nel corso della prossima legislatura. Infatti, il referendum si terrà in concomitanze delle elezioni politiche, il che significa che sarà il nuovo Parlamento a valutare se approvare o meno il progetto di legge. Anche se la maggioranza delle persone votasse “Sì”, il disegno di legge dovrebbe comunque passare attraverso il Parlamento essendo un referendum indicativo e non vincolante. Di conseguenza, alcuni dettagli del disegno di legge potrebbero essere modificati prima dell’applicazione del regolamento, optando persino per qualcosa di meno radicale, come la depenalizzazione. In realtà questo potrebbe essere politicamente difficile se il margine fosse davvero ampio. Purtroppo, non sapremmo durante l’Election Night se la Nuova Zelanda diventerà il terzo paese al mondo a legalizzare la cannabis ma, come qualsiasi elezione democratica, tutto dipenderà dai numeri.