Caso Griner

Il caso Griner: una storia di straordinario proibizionismo

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Ripercorriamo la vicenda processuale che ha avuto al centro Brittney Griner, detenuta in Russia per oltre otto mesi per possesso di Cannabis

“Brittney Griner è stata fermata all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca: aveva con sé una sigaretta elettronica e olio di Cannabis da usare a fine medico. Ora rischia da cinque a dieci anni di carcere”. 
Poche righe, sufficienti a gettare nel panico gli appassionati sportivi di tutto il mondo, e non solo.
Quando, nel Marzo 2022, l’agenzia di frontiera russa diffuse la notizia dell’arresto di Griner, l’atleta si trovava agli arresti già dal 17 Febbraio.
La giocatrice di basket classe ’90, che nel suo palmarès ha all’attivo due campionati universitari, un campionato WNBA e due medaglie d’oro olimpiche, si trovava in Russia per prendere parte al campionato nazionale di basket con la maglia dell’UMMC Ekaterinburg, approfittando della pausa prevista dal calendario sportivo statunitense. 

In un clima di crescente tensione fra Usa e Russia, a seguito del conflitto ucraino, le trattative diplomatiche furono immediatamente avviate, al fine di evitare il coinvolgimento di Griner in un ipotetico scambio di prigionieri, linea di azione in un primo momento privilegiata da parte di Mosca.
In breve tempo, l’affaire Griner si è trasformato in un caso internazionale, in particolare perché, a seguito dell’arresto, i primi giorni di prigionia della campionessa sono stati caratterizzati dalla chiusura della comunicazione con l’esterno, eccezion fatta per i colloqui in presenza del suo legale, nonché dall’assenza di certezza riguardo i tempi tecnici necessari all’istituzione del processo. 

Nonostante, stando a quanto riferito dalle autorità russe, i termini per la scadenza della detenzione di Griner sarebbero dovuti ricorrere a Maggio 2022, la mancanza di notizie sulle condizioni di detenzione della campionessa hanno sin da subito acuito dubbi e preoccupazioni, rendendo necessaria la visita in carcere da parte di Ekaterina Kalugina, esponente del gruppo di controllo dei diritti umani Public Monitoring Commission. 
L’attivista fornì rassicurazioni a stampa e opinione pubblica, denunciando in aggiunta mancanza di iniziativa da parte delle istituzioni statunitensi.
Quando ci si è accorti che i termini della detenzione erano stati ampiamente oltrepassati, e che, nonostante ciò, Griner continuava a trovarsi in prigionia, la possibilità di assistere a uno scambio tra prigionieri è di colpo divenuta l’ipotesi più concreta.
A metà Maggio, una nota della TASS che citava fonti governative anonime ha annunciato il tentativo di scambio di Griner con Viktor Bout, noto come “il mercante di morte”, condannato a venticinque anni negli Stati Uniti per aver traffico d’armi e legami con ambienti terroristici internazionali. La figura del trafficante aveva addirittura fornito ispirazione a Nicholas Cage per la sua interpretazione di Lord of War, pellicola del 2005 largamente basata sulla biografia del criminale russo. 

Le mobilitazioni a favore della liberazione di Griner, nel frattempo, hanno iniziato ad accogliere adesioni trasversali. 
Il caso più eclatante è avvenuto in coincidenza con i Premi Oscar 2022: Ben Proudfoot, vincitore di una statuetta, al momento di ricevere il premio rivolse un accorato appello al presidente Biden, con la richiesta di riportare Griner a casa. 
Ironia della sorte, Proudfoot era stato premiato dall’Academy per il suo The Queen of Basketball, documentario incentrato sulla storia di Lucy Harris, unica donna nella storia ad aver giocato nella NBA e a comparire nella Basketball Hall of fame.
Per avere novità fu necessario attendere la fine di Giugno, quando lo stato di fermo della campionessa venne prorogato per altri sei mesi nel corso di un’udienza preliminare svoltasi a porte chiuse nel sobborgo moscovita di Khimki.
Il processo vero e proprio ebbe inizio il 1 Luglio.

“Mentre sono qui in una prigione russa, sola con i miei pensieri e senza la protezione di mia moglie, la mia famiglia, i miei amici, la maglia olimpica o qualsiasi risultato, sono terrorizzata dall’idea di rimanere qui per sempre”. Queste alcune delle parole contenute nella lettera destinata a Biden, scritta dalla campionessa solo qualche giorno dopo. 
Nella seconda udienza del processo, Griner confermò che le cartucce di Cannabis appartenevano a lei, aggiungendo di averle inserite in valigia per errore e senza essere a conoscenza di compiere una violazione delle leggi russe. Per effetto della confessione, la giocatrice si ritrovò imputata per traffico illecito, nonostante gli avvocati avessero fornito prova delle autorizzazioni rilasciate da autorità sanitarie e commissione sportiva statunitensi. La dichiarazione di colpevolezza portò a una richiesta di condanna a nove anni e mezzo, rendendo evidente come lo scambio di prigionieri si configurasse a questo punto come la sola opzione possibile per il rilascio di Griner.
Le conferme in tal senso giunsero nel successivo mese di Ottobre, quando una fonte diplomatica dell’agenzia russa Ria Novosti riferì di contatti costanti fra Usa e Russia, affidati ai servizi speciali, i cui termini vennero tenuti ignoti alla stessa Griner. 

Il 25 Ottobre, l’ulteriore doccia gelata: nel corso della sentenza di secondo grado, la Corte d’appello di Mosca conferma la condanna a nove anni.
Il 9 Novembre, il trasferimento in una colonia penale, qualche giorno dopo la prima visita diplomatica ufficiale concessa all’ambasciata Usa nel corso di oltre nove mesi.
A questo punto, il caso è entrato nella sua fase più convulsa: prima un appello di Griner è stato respinto, poi le autorità russe hanno confermato la presenza di trattative incentrate sullo scambio con Bout, infine una nota di smentita da parte degli Stati Uniti.
Quando tutto sembrava ormai prefigurare il peggiore degli esiti, la svolta improvvisa: l’8 Dicembre 2022, infatti, la Cbs trasmette la notizia dell’esito positivo dello scambio di prigionieri e della liberazione della cestista.Ad annunciarlo, il presidente Biden in persona, che in seguito ha chiosato in un tweet: “Ho parlato con Brittney Griner. È al sicuro, è in aereo, sta tornando a casa”.

Una decina di giorni fa, a distanza di quasi due anni, e dopo una traversia giudiziaria che ha lasciato il mondo col fiato sospeso, Griner è tornata in campo con la maglia delle sue Phoenix Mercury, nel corso di una sfida contro le Los Angeles Sparks. 
La partita è terminata con una sconfitta per 90-71. 
Ma, probabilmente, Brittney Griner non avrebbe potuto essere più felice di così.

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