In America la Cannabis arriva in Tv, in Italia i media ignorano il progresso

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di Federica Valcauda

Il mondo gira spesso al contrario, e a volte fa delle contorsioni che ci spingono a riflettere sulle differenze che intercorrono tra i Paesi. Se dovessimo guardare allo status quo delle cose, sarebbe complesso immaginare ad oggi un’America che dal basso spinge verso il progresso, quell’America che solo quattro anni fa elesse Trump Presidente, con tutte le implicazioni del caso.

Diventa ironicamente ingiusto invece pensare a come il Governo italiano oggi, teoricamente più progressista di quello precedente, si tenga alla larga dal dibattito sulla legalizzazione della Cannabis (escludendo qualche parlamentare), che come abbiamo detto più volte porterebbe ad avere un’evoluzione sociale, civile ed economica per il nostro paese.

La realtà però ci dice che la legalizzazione della Cannabis in alcuni Stati Americani ha aperto un dibattito trasversale negli Stati in cui è ancora illegale, ed una normalizzazione in quelli in cui il progresso è riuscito a sbocciare.

Ed è così che dopo alcune Serie Tv prodotte da Netflix sulla Cannabis, è sbarcato qualche giorno fa su Discovery Channel il nuovo formart “Growing Belushi”, dove l’attore Jim Belushi è il protagonista della sua fattoria in cui si coltiva Cannabis, nel Sud dell’Oregon, insieme alle persone che vivono e lavorano all’interno della sua fattoria.

È lo stesso Belushi ad aver trovato i finanziamenti per questo progetto (la produzione è di Live Nation Production e Original Production): il lancio della serie avvenuto il 19 Agosto è stato accompagnato dall’ashtag #GrowingBelushi. In alcune interviste rilasciate dall’attore americano troviamo qualcosa di più rispetto alla decisione di diventare un imprenditore; in un’intervista su MgMagazine disse: “c’è un viaggio relativo alla mia crescita personale, percorso anche con questa bellissima e spirituale pianta”.

L’apporto a livello di opinione pubblica di personalità note è fondamentale per abbattere i muri del pregiudizio, soprattutto all’interno di un mondo che vede la visione dicotomica e stereotipata come il salvataggio dalla complessità, e quindi dallo sforzo di dover pensare in modo più ampio.

Vediamo allora che, sempre oltreoceano, anche Jane Fonda ha iniziato ad interessarsi al mondo della canapa, diventando ambasciatrice di un’azienda che produce prodotti per il corpo a base di CBD. Perchè, come spesso ricordiamo, la canapa come pianta può essere utilizzata in numerosi settori, in modo totalmente green.

In Italia, a causa della poca informazione, mi capita di parlare con persone che non conoscono neanche la differenza tra CBD e THC, tra piante che hanno un effetto psicotropo e quelle prive dello stesso: ricordiamo qualche settimana fa il sequestro delle cinque piante di Canapa nel Comune di Castiglion Fiorentino, e ci meravigliamo. Arriviamo ad avere un imbarazzo generale quando la notizia del sequestro viene pubblicizzata dai canali social del Comune stesso; ancora fatico a trovare il motivo per cui un comune debba sostituirsi ai giornali di cronaca, i quali riescono già da soli a fornire notizie spesso non complete.

Il lavoro che ci aspetta all’interno del nostro paese è più complesso: l’informazione non informa, il pregiudizio è sempre dietro l’angolo e a parte poche e piccole realtà politiche unite in modo compatto sulla legalizzazione, all’interno dei grandi partiti esistono ancora delle importanti divisioni. Vediamo come anche dal punto di vista politico, nonostante Trump, l’America sembra resistere riuscendo a inserire nell’agenda politica la legalizzazione della Cannabis: la candidata democratica alla vicepresidenza Kamala Harris firmò qualche mese fa il “Marijuana Justice Act” del senatore Cory Booker per rendere la Cannabis legale a livello federale, evidenziando le ingiustizie che si sono create negli anni a causa del proibizionismo relativo ad una pianta

Se Trump è stato in questi anni un freno alle libertà, la società civile non si è tirata indietro nella resistenza relativa all’evoluzione dei diritti: ciò che possiamo apprendere da questo è la necessità ancora più urgente di unirci e “spingere il potente a fare meglio”, a tutelare i diritti civili, sociali ed economici dei cittadini e di un intero settore economico alla ricerca di certezze.

Come dice Jane Fonda in uno dei video promozionali sui prodotti al CBD: “Some people need a little push for selfcare”, il tutto condito dalla bevuta di un Martini bianco con oliva; forse anche noi, in Italia, avremmo bisogno di una piccola spinta e di un aiuto da parte di chi può far sentire in modo efficiente la propria voce, anche per chi voce non ne ha.

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