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La Casa di Canapa – L’intervista

26 Ottobre 2020 Federica Valcauda Comments Off

di Federica Valcauda

Simone è un ragazzo di 42 anni che nel corso di questi anni è sbarcato sui canali social, con l’iniziale intenzione di fare informazione e mostrare la normalità del consumo di Cannabis. Una serie di eventi l’hanno portato a parlare di Cannabis con la creazione del suo canale “La Casa di Canapa”. Un viaggio di vita che l’ha portato oggi a lottare insieme al mondo antiproibizionista, nella convinzione che il futuro debba restituire la normalità di essere quello che si è.

Simone, come puoi sintetizzare il viaggio della tua vita che ti ha portato oggi ad avere un ruolo nel mondo della Cannabis?

Parto dicendo che non sono giovanissimo, la prima volta che ho fumato risale quindi a 30 anni fa. Diciamo che la prima canna è stata a 15 anni. All’inizio era solo un fumare e basta, per scoprire qualcosa, anche se l’accessibilità era diversa, dovevi nasconderti, adesso è più facile. In questi anni il fumare cannabis ha fatto da cappello a quello che c’era: mi sono diplomato, mi sono quasi laureato poi ho dovuto lasciare lì, ho iniziato a lavorare e in tutte le cose che facevo la cannabis c’era sempre. Le piante ho iniziato a coltivarle 15 anni fa, avevo un amico che le faceva in campagna e ho cominciato per scherzo: non mi è mai piaciuto coltivare, perché per mia natura non mi piace coltivare in generale, poi è diventata una necessità perché comprare in giro è una cosa schifosa. Sono stato più di un anno in Spagna dove ho imparato a coltivare, sono arrivato a Valencia e in questa casa, che era più una comune, c’era una stanza, una grow room adibita alla coltivazione. Diciamo che io coltivo perché mi piace fumare bene, per me è il motivo principale: preferisco sapere cosa fumo.

Qual’è la ragione che ti ha spinto ad aprire dei canali social e parlare di Cannabis?

La ragione principale per la quale ho aperto il canale è stato il fatto di rendere una cosa illegale, normale. Io sono un papà, ho due figli, sono un imprenditore con venti dipendenti. La mia vita normale comprende la cannabis.

La tua vita quindi è precisamente in linea con ciò che la società ritiene corretto , ma la stai vivendo facendo qualcosa che per lo Stato è illegale.

Sì. Io mi alzo al mattino, fumo, metto la mia cravatta e vado a lavorare. Ho sempre portato avanti la normalità, che esiste nelle varie forme che ognuno si da nella legge del “la mia libertà finisce dove inizia la tua”.

La questione dei consumi poi è soggettiva, in base a quanto una persona conosce se stessa e i propri limiti.

Io con l’alcol infatti ho un rapporto totalmente diverso. Non sono di certo l’astemio, bevo raramente. La Cannabis fa parte della mia vita, è normalità, il fatto di bere per me è come per tante persone il “mi faccio la canna il sabato sera”. Per me la canna è la normalità, poi purtroppo nella vita ti devi scontrare con dei mostri. I peggiori sono quelli che hanno la mia età, sono cresciuti nella mia stessa società, con la nonna che ti dice “guarda che quelli lì ti danno la droga”. Per fare una battuta: a me la droga non l’ha mai regalata nessuno, l’ho sempre pagata. Io oggi faccio fatica però a credere che i ragazzi non sappiano cosa assumono, lo sapevamo noi che forse eravamo una generazione più ignorante da questo punto di vista.

Si conoscono a grandi linee le sostanze, ma nessuno si sofferma mai sui rischi quindi si tende a prendere la cosa in modo superficiale.

Bisogna stare molto attenti infatti, e forse le prime esperienze è bene che si facciano con persone che tutelano te e l’esperienza che si fa, in un ambiente sicuro. Io avevo 15 anni nel ’93, al tempo non c’era internet e i racconti li sentivi dai vecchi. Oggi i miei figli le cose le sanno, un po’ perché hanno me come papà.

Questo punto è fondamentale: l’importanza del dialogo con i figli?

Tutti gli amici di mio figlio mi seguono sul canale, mio figlio non fuma, me lo dicono i suoi amici. Io gli ho sempre detto: “se tu vuoi fumare, fumi qua con me non c’è nessun problema, almeno le prime volte, perché so cosa fumi e non ti mando nelle piazze di spaccio”. Mio figlio non fuma perché mi dice che se un giorno volesse fumare, ha la possibilità di chiedermi, e non ci sarebbe nessun problema. Perché sono cresciuto nel tempo del proibito, e quando una cosa non si può fare ti ispira. Anche se molte volte poi la soddisfazione è minore di quanto si pensava. Penso che l’importante sia fare le cose con il cervello, l’estremismo delle cose non va bene. I miei figli mi vedono nella normalità, sanno che sono sempre presente, sanno che sono un padre presente e attento. Perché poi capita che nelle piazze di spaccio, al parco, vengono offerte altre sostanze, come capitò anche a me da giovane. C’è comunque tempo per fare tutte le esperienze.

L’antiproibizionismo può aiutare proprio in questo, nel dire “ragazzi la vita è lunga, c’è un tempo per fare tutte le esperienze, fatelo coscienziosamente”.

Io ho una percentuale di follower minorenni o appena maggiorenni, io sono contrario al fatto che i ragazzi giovani fumino, perché a quell’età lì ti passa un po’ la voglia di fare le cose. Io oggi la uso per rilassarmi, non per sballarmi, è diverso. Quando hai 16 anni e ti rendi conto che quella modalità ti piace, perdi le voglie. E te lo dice uno che ha fumato a quell’età. Il fumare deve essere qualcosa che ti mette in tranquillità con l’ambiente, il fumare tanto per fumare non lo faccio più.

Dal canale youtube alle dirette instagram, com’è stato il tuo iter?

Quando hanno iniziato ad esserci le prime aziende di cannabis light, ho pensato di iniziare a fare le recensioni su youtube. L’ho fatto per 4-5 mesi, da aprile 2019 fino ad ottobre, non avevo molti riscontri. L’ultimo video che ho fatto era con una pianta di thc, sulla coltivazione, è il video che ha più visualizzazioni. Un anno fa né io né mia moglie ci eravamo resi conto di quanto il canale youtube fosse cresciuto, perché intanto lo avevamo messo in stand-by. A Marzo di quest’anno, il 3 Marzo, un mio agente mi dice che aveva visto il mio video sulla coltivazione, me lo manda, me lo riguardo e vedo un sacco di visualizzazioni. Ricerco la password, riapro i canali e nel lockdown ho fatto questa micro serie “Coltiviamo”, e con mia moglie e mio figlio abbiamo riprogrammato i social.

Per Io Coltivo hai piantato un semino nuovo, hai fatto un cambio con qualche altra piantina che già avevi, come sta la piantina disobbediente?

Quando è nato io coltivo subito non avevo aderito, perché ogni tanto io sono quello del “questa cosa non l’ho pensata io quindi non va bene”. All’inizio ero restio. In realtà poi ho visto che Meglio Legale viveva tra le persone, soprattutto con la manifestazione a Roma dove io e Svario siamo arrivati da un viaggio lungo, infatti la manifestazione è stata una bella carica di adrenalina, di unione. La piantina di Io Coltivo l’ho chiamata Alis, come mia figlia.

Come lo vedi il fronte antiproibizionista oggi?

Purtroppo non siamo ancora tutti uniti, perché ognuno ha la sua testa: tutti sono allenatori, tutti sono coltivatori, tutti hanno le idee giuste. Ognuno di noi in realtà ha un pezzo di persone da “coltivare”, ognuno di noi ha il suo ruolo e quando lo capiremo potremmo unirci veramente. Si possono combattere le diatribe, il passo successivo è quello di disobbedire un po’ di più. E quello che dobbiamo capire è che noi abbiamo bisogno dei politici, ma i politici hanno bisogno di noi, perchè senza la società civile non vanno da nessuna parte.